Mutui, il variabile non è più tabù

December, 17th

Dopo due anni sul banco degli imputati, durante i quali sono stati accusati di aver impoverito milioni di famiglie proprietarie di casa, di colpo si scopre la convenienza dei mutui a tasso variabile. Perchè, tra tagli dei tassi ufficiali e novità normative, il quadro è cambiato profondamente rispetto al recente passato e promette di restare immutato ancora per diversi mesi.

Cominciamo dai dati: negli ultimi giorni il differenziale tra tasso variabile e fisso si è ampliato notevolmente, con quest’ultimo che ormai costa l’1 per cento in più a parità di ammontare e durata. L’Euribor a un mese, solitamente utilizzato per calcolare il mutuo a tasso variabile, si attesta ormai intorno al 3 per cento, non distante quindi dal 2,75 per cento del tasso Bce. Rispetto ai massimi di ottobre la discesa tendenziale di una rata per un mutuo residuo di 100mila euro è di circa 180 euro al mese. La

Per chi il mutuo lo deve fare adesso, i tassi di mercato sono tornati intorno al 4%, anche qualcosa meno.
A rendere più appetibile il mutuo variabile c’è poi un’importante novità legislativa: dal 1° gennaio le banche dovranno offrire ai clienti mutui indicizzati anche al tasso della Bce. La convenienza dell’opzione Bce dipenderà in gran parte dagli spread che le banche adotteranno. Il gap fisiologico tra i due tassi si pone tra i 15 e i 20 centesimi e a tanto dovrebbe in teoria attestarsi la differenza tra spread, ma è difficile sbilanciarsi ora. Il tasso Bce, comunque, appare più favorevole per il debitore non solo perché è più basso, ma perché è meno volatile.

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